Corbaccio - La tecnologia digitale ci rende stupidi?

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La tecnologia digitale ci rende stupidi?

La tecnologia digitale ci rende stupidi?
Fermatevi a pensare!
Potremmo definire Demenza digitale uno shock positivo che ci risveglia dal torpore tecnologico-mediatico in cui siamo immersi. Certo, sappiamo tutti che ormai non riusciremmo più a girare in città sconosciute senza il GPS, non sapremmo più fare una divisione senza calcolatrice, scrivere senza un computer, studiare senza internet a disposizione. E siamo tutti consapevoli che se temiamo di aver perso il cellulare entriamo nel panico e, sotto sotto, sappiamo anche che i nostri figli trascorrono molto più tempo di quanto non dovrebbero in compagnia della playstation, del computer, di Facebook... Lo sappiamo ma alla fine ci viene più comodo credere che in realtà non è poi così grave... Invece no, e questo libro lo dimostra. L'autore, Manfred Spitzer, è un neuroscienziato, il suo ambito di studio è il 9788863805918_demenza_digitale_3da.pngcervello, le sue tesi sono suffragate da ricerche, da test, da analisi cliniche. Il cervello è come un muscolo: se viene utilizzato cresce, altrimenti si atrofizza. E l'uso indiscriminato delle nuove tecnologie, soprattutto nei giovani che ne sono i più naturali fruitori, diminuisce il rendimento mentale, il pensiero, la concentrazione, la capacità critica, quella di selezionare le informazioni, quella di relazionarsi agli altri. Spitzer lancia un grido di allarme: stiamo allevando nuove generazioni inevitabilmente predisposte alla demenza digitale. Le sue tesi sono forti, giustamente provocatorie: non crediate a chi vi dice che stiamo entrando nel migliore dei mondi possibili, nella nuvola di un sapere universale, ottenuto senza fatica, senza applicazione, senza sforzo mentale; chi si fa portavoce di questa tesi troppo spesso ha forti interessi in gioco, contiguità più o meno manifeste con le multinazionali produttrici delle nuove tecnologie. Si rimane colpiti dalle dimostrazioni di Spitzer, dalla sua capacità di mettere la chimica, la biologia, la psichiatria al servizio della sua tesi e di riuscire a spiegarla così bene. Così bene che quando chiudiamo il libro non ci viene voglia di buttare via l'iphone, il computer o il satellitare. Perché ci sentiamo vaccinati, capaci di pensare autonomamente e di regolare l'uso della tecnologia in modo che non ci schiavizzi o ci rimbambisca, ma che sia veramente al servizio della nostra libertà.

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