Corbaccio - «QUESTO MIO LIBRO È VERAMENTE DIVERSO DA TUTTI GLI ALTRI CHE HO SCRITTO. CI HO MESSO TUTTA ME STESSA.»

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«QUESTO MIO LIBRO È VERAMENTE DIVERSO DA TUTTI GLI ALTRI CHE HO SCRITTO. CI HO MESSO TUTTA ME STESSA.»

«QUESTO MIO LIBRO È VERAMENTE DIVERSO DA TUTTI GLI ALTRI CHE HO SCRITTO. CI HO MESSO TUTTA ME STESSA.»

Jodi Picoult, autrice bestseller di La custode di mia sorella, torna in libreria con un romanzo dalla forza dirompente. Un libro che, come Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez racconta la tragedia dell'Olocausto con grande forza e sensibilità. Ha già conquistato la stampa e i lettori diventando un fenomeno del passaparola in classifica in 7 paesi perché questo è un libro diverso da tutti gli altri che ha scritto, è l'autrice ci spiega il motivo. 


«Un terzo del romanzo si svolge più di settant'anni fa. Dentro c'è un racconto nella storia, non c'è un processo. Insomma è un'altra Picoult quella che trovate in questo libro.


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Cosa mi ha spinto a scriverlo? Lo spunto mi è venuto dalla lettura di Il girasole di Simon Wiesenthal, nel quale l'autore racconta la sua prigionia in un campo di concentramento e di quando fu portato al cospetto di un nazista in punto di morte che voleva confessare le atrocità commesse e ottenere il perdono da un ebreo. Il dilemma etico che ha dovuto affrontare Wiesenthal è stato oggetto di innumerevoli analisi filosofiche e morali sulle dinamiche esistenti tra le vittime del genocidio e i carnefici, e mi ha fatto pensare a cosa sarebbe successo se la stessa richiesta di perdono venisse fatta molti decenni dopo alla nipote di una vittima.


Per scriverlo non solo ho letto centinaia di testimonianze, ma ho personalmente intervistato i sopravvissuti o i loro figli e nipoti. Ho ascoltato storie terribili, come quella del piccolo Bernie che si è fatto promettere dalla madre che gli avrebbero sparato nel petto e non in testa... Vi immaginate come si sente una madre che deve fare una promessa simile? O di Gerda, sopravvissuta alle marce della morte solo perché il padre era riuscito adirle, prima che li prendessero, di non mettersi le scarpe normali ma gli scarponi da montagna. O Mania, scampata alle selezioni perché parlava il tedesco ed era incappata in un ufficiale nazista che tentava di proteggere gli ebrei che lavoravano per lui...


So che ci sono milioni di libri sull'Olocausto, ma come figlia di genitori ebrei e come scrittrice, credo di avere il dovere di dare voce a tante storie, storie che ancora aspettano una voce, e lo faccio nel modo che mi riesce meglio.»


Jodi Picoult

Jodi Picoult, Intenso come un ricordo 



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