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IL LIBRAIO

 
 
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IL MIO NOME E' VICTORIA
Victoria Donda
Traduzione di Silvia Bogliolo
Pagg. 216
€ 17.50
Autobiografia
Collana: Dalla parte delle donne
In libreria dal: 4 Febbraio 2010
Libro  disponibile


 

 IL LIBRO   
 
Nel 1977 i genitori di Victoria Donda furono sequestrati e rinchiusi nella Scuola di Meccanica della Marina. Il padre fu subito ucciso, e la madre, incinta di cinque mesi, poté partorire prima di essere «giustiziata» attraverso uno dei famigerati «voli della morte» sotto gli occhi di suo zio, membro della polizia segreta. Nel tentativo disperato di imprimerle un segno di riconoscimento, la madre, prima di venire assassinata, era riuscita a cucirle un filo azzurro nei lobi delle orecchie. Adottata da una famiglia di militari, la bambina crebbe con il nome di Analía, ignara della sua storia. Fino a quando, ventisette anni dopo, grazie a una testimonianza anonima, venne contattata dalle Nonne di Plaza de Mayo e scoprì di non chiamarsi affatto Analía e di non essere quella che credeva bensì la «nipote numero 78». Ma soprattutto scoprì che l’inganno perpetrato dai militari durante la dittatura era sopravvissuto a più di venti anni di democrazia.
Ad Analía è toccato così in sorte di «nascere» una seconda volta, figlia di altri genitori, orfana, consapevole del male subito e che con lei hanno subito tanti altri giovani della sua generazione. Ma, recuperato il nome che sua madre aveva scelto per lei, Victoria ha saputo anche superare la sua tragedia personale e da allora combatte con tutte le sue forze per garantire il rispetto dei diritti umani. La sua storia è quella di un paese ancora alla ricerca della verità sul suo passato.
 
 I GIUDIZI   
 
"La testimonianza coraggiosa e toccante di una ragazza nata in prigionia. Un libro che mi ha profondamente commosso."
Elsa Osorio
 
 UN BRANO   
 
"La prima volta che la vidi pensai che si trattasse di una fototessera, di quelle che si scattano per i documenti e nelle quali — per quanti sforzi si facciano — venire bene è praticamente impossibile. E' uno scatto frontale, lo sguardo incollato all’obiettivo e un’espressione che si sforza di apparire seria, ma che non riesce a dissimulare un sorriso più vicino allo scherzo che all’allegria. Mandibola forte, capelli neri mossi e lunghi fino alle spalle, labbra carnose. Come me.
La foto, come appresi in seguito, venne scattata una volta in cui, dopo una delle manifestazioni o delle proteste che la vedevano sempre in prima fila, finì al commissariato di polizia. Si tratta della fotografia «ufficiale» delle Nonne di Plaza de Mayo, che identifica mia madre come uno dei trentamila desaparecidos nel corso della dittatura. La foto che utilizzarono per dire al mondo che mi stavano cercando da quasi trent’anni. E la foto con cui mi ritrovarono."
 
   L'AUTORE   
   
 
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