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Nella storia dell'antisemitismo il processo «Irving contro Lipstadt», che iniziò a Londra di fronte alla Royal Court of Justice nel gennaio del 2000, potrebbe passare alla storia come il «contrappasso» del processo che la magistratura militare francese intentò al capitano Dreyfus nel 1893. Storico inglese e autore di libri sulla Seconda guerra mondiale, in cui ha assunto spesso posizioni dichiaratamente filonaziste e messo in dubbio l'esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio, David Irving si ritenne calunniato dal libro di una studiosa americana, Deborah Lipstadt, in cui egli era definito «uno dei più pericolosi portavoce del negazionismo». Grazie a un sistema giudiziario che favorisce il querelante, la sfidò a dimostrare che le camere a gas erano effettivamente esistite. Una querela per calunnia divenne in tal modo, implicitamente, un processo sul genocidio, sugli strumenti di cui il regime nazista si era valso per distruggere una larga parte delle comunità ebraiche europee e sulle ragioni per cui i governi alleati non avevano fatto nulla per arrestare il massacro o mitigare gli effetti delle persecuzioni naziste. E indusse il mondo ebraico a battersi perché le tesi di Irving non apparissero implicitamente avallate in un'aula di giustizia. Aiutata dal suo editore (che spese per la causa un milione di sterline) e da uno dei migliori avvocati del foro di Londra, Deborah Lipstadt chiamò in suo aiuto alcuni esperti e poté dimostrare che le tesi di Irving erano infondate. Qualcuno scrisse allora che egli era stato punito dalla giustizia per avere negato il genocidio e che la Storia era finita in tribunale. Non è esatto. Fu condannato per avere costretto un tribunale, con una spericolata iniziativa giudiziaria, a pronunciarsi sulla credibilità delle sue tesi storiche. E il tribunale, dopo avere ascoltato il parere degli esperti, giunse alla conclusione che le affermazioni di Deborah Lipstadt non potevano considerarsi calunniose. La sentenza divenne in tal modo implicitamente la solenne conferma di una tragedia su cui la buona storiografia, peraltro, non aveva mai nutrito alcun dubbio.
Fra le poche persone, insieme agli avvocati, che assistettero a tutte le udienze del processo vi era l'autore di questo libro. David Guttenplan non è un cronista indifferente o neutrale. È stato testimone partecipe dei dibattiti che ebbero luogo alla Royal Court of Justice e ha scritto un libro appassionato, costruito come un grande dramma giudiziario. Sarà impossibile, d'ora in poi, parlare del «processo Irving contro Lipstadt» senza ricorrere al libro di Guttenplan e alla straordinaria documentazione che egli ha raccolto per la sua opera.
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