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Nell’ottobre del 1938, poche settimane dopo l’accordo quadripartito di Monaco, il governo della Germania nazista espulse più di dodicimila ebrei polacchi. Quattromila furono accolti in Polonia, ma gli altri vennero lungamente trattenuti alla frontiera in condizioni miserevoli. Di lì, nei giorni seguenti, un’anziana coppia inviò una cartolina al figlio, residente a Parigi, per chiedere un po’ di denaro. Non appena ricevette il messaggio dei genitori, Herschel Grynszpan si armò di una pistola e chiese di essere ricevuto dall’ambasciatore di Germania. Quando venne introdotto nell’ufficio di un giovane diplomatico, Ernst vom Rath, e questi gli chiese la ragione della visita, Grynszpan estrasse la pistola e sparò cinque colpi. Era il 7 novembre. Poche ore dopo, la Germania fu teatro di quello che molti giornali definirono un «pogrom» e che culminò nella notte fra il 9 e il 10 novembre.
La parola russa pogrom significa strage, devastazione, massacro, e fu usata per definire le sommosse antiebraiche che esplosero fra l’Ottocento e il Novecento soprattutto in Bielorussia, Ucraina e Moldavia. Ma il pogrom tedesco presentò, rispetto al «modello» russo, alcune caratteristiche inedite. Ebbe luogo sull’intero territorio nazionale. Fu condotto da uomini che ostentavano l’uniforme delle SA, milizia del partito nazista. Fu programmato con cura e realizzato con metodica precisione. Più di mille sinagoghe (95 a Vienna) furono devastate e incendiate. Un incalcolabile numero di negozi fu distrutto e saccheggiato. Più di trentamila persone vennero arrestate e avviate verso campi di concentramento.
Il libro di Martin Gilbert non è soltanto la cronaca di una tragica notte tedesca. L’autore analizza attentamente la politica ebraica della Germania hitleriana nei cinque anni precedenti e ricostruisce con la pazienza di un segugio uno straordinario numero di episodi. Ciò che accadde in quelle ore rivive così attraverso le parole dei superstiti, dei loro congiunti, dei tedeschi che cercarono di assistere le vittime del pogrom. E dimostra che la notte dei cristalli fu una sorta di crinale a metà strada fra gli anni dalla preparazione, durante i quali la persecuzione fu soprattutto amministrativa, e quelli dell’esecuzione, durante i quali il disegno dell’annientamento venne gradualmente realizzato. |
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