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IL LIBRAIO

 
 
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BERLINO 1989: LA CADUTA DEL MURO
La guerra civile che ha portato alla fine del comunismo
Constantine Pleshakov
Traduzione di Francesco Roncacci e Francesco Zago
Pagg. 322
€ 22.00
Saggistica
Collana: Saggi
In libreria dal: 5 Novembre 2009
Libro  disponibile


 

 IL LIBRO   
 
È opinione comune che nell’Europa orientale il comunismo sia crollato come effetto del trionfo della libertà e del libero mercato contro l’oppressione dell’Unione Sovietica, la superpotenza che lo aveva imposto «sotto la minaccia delle armi». In realtà le rivoluzioni a cui abbiamo assistito durante gli anni Ottanta sono più complesse dell’immagine stereotipata del popolo buono che rovescia il regime cattivo. Anche se la violenza fu un fattore determinante nella conquista del potere, è pur vero che nell’Europa orientale, durante le prime elezioni postbelliche, i partiti comunisti filomoscoviti si guadagnarono una forte percentuale del consenso popolare. I regimi che nacquero allora non furono soltanto dei governi fantoccio e ciascun paese sviluppò un suo peculiare modello di comunismo, talvolta anche scontrandosi con Mosca.
Nel 1989 non si trattò semplicemente di «rovesciare» Mosca, ma di risolvere problemi interni in ciascun paese, di rivedere antichi accordi con le vecchie élite e i compromessi a cui erano scesi i leader rivoluzionari e i veterani del comunismo. La rabbia e la volontà popolare hanno poi avuto una profonda influenza nel plasmare le varie sollevazioni che hanno portato a una delle più grandi trasformazioni della storia. Con particolare attenzione alla Polonia, «madre della rivoluzione nell’Europa orientale», e concludendo con un esame ravvicinato del 1989, Pleshakov compie un excursus nei vari paesi coinvolti nelle sollevazioni di quegli anni offrendoci una prospettiva diversa dalla convenzionale formula con cui solitamente si esaminano gli eventi di quegli anni, studiando da vicino ogni singolo percorso rivoluzionario nel suo contesto e valutandolo come esito inevitabile di questioni interne e conflitti sociali.
 
 UN BRANO   
 
"Vi sono molteplici ragioni per riconsiderare il 1989, l’anno che Giovanni Paolo II chiamò annus mirabilis e di cui stiamo ancora vivendo le conseguenze. L’Occidente esagerò gli effetti vantaggiosi delle rivoluzioni del 1989 e vi scorse la soluzione definitiva ai problemi dell’Europa orientale, quando in realtà si trattava di un naturale sviluppo storico. Prima dell’avvento del comunismo nel 1945, le nazioni dell’Europa orientale conoscevano già il libero mercato e in alcuni paesi si tenevano libere elezioni: tuttavia, né l’uno né le altre hanno poteri magici. Eppure, ebbri dell’euforia post-1989, i governi occidentali iniziarono a perseguire con determinazione il sistema 'libero mercato e libere elezioni' nelle zone ancora 'non libere'. Prevedibilmente, i risultati furono incerti."
 
   L'AUTORE   
   
 
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